Tom Hunter e’ un giovane artista inglese stimato internazionalmente per le sue fotografie del cosidetto ‘underbelly’ della societa’ inglese. Forti e inquietanti, ma anche poetici e nostalgici, i suoi ritratti con colori vivi e soggetti struggenti ricordano le opere ad olio dei vecchi maestri olandesi (una delle sue fonti d’ispirazione dichiarate e’ Vermeer). Fino al 18 settembre The Arts Gallery, W1, espone la sua ultima mostra sugli homeless che hanno costruito impensabili rifugi in posti come autobus e caravan abbandonati.
Londra è un set a cielo aperto. Moltissime le pellicole cui Londra ha fatto da palcoscenico o più semplicemente da “testimone” distratta.
Ecco una breve lista.
In Bridget Jones’s Diary, la casa di Bridget si trova precisamente sopra il Borough Market’s Globe Pub, in Notting Hill, Hugh Grant incontra Julia Roberts in una piccola libreria del quartiere londinese, famoso per le sue case color pastello.
Il Tate Modern è presente in tre pellicole recenti: Enduring Love (tratto da un romanzo di Ian McEwan), The Constant Gardener e Match Point con Scarlett Johansson, film di Woody Allen in trasferta londinese.
E poi ancora V for Vendetta e 28 Days Later…che presentano una Londra sotto assedio e spettrale o An American Werewolf in London di John Landis con la mitica scena della scala mobile nella tube londinese. La metropolitana di Londra è ancora presente in Sliding Doors con Gwyneth Paltrow.
Molti i film della saga di 007-James Bond dove Londra è presente, come The World Is Not Enough, ma anche in alcuni film di Hitchcock dove, come ad esempio Frenzy o Sabotage.
Se infine amate i cult movie, non potete scordare l’aggressione al vagabondo, in Trinity Road a Wandsworth, messa in atto dai drughi di A Clockwork Orange oppure Quadrophenia, dove i mods si ritrovano da Alfredo’s, bar-caffetteria ad Islington (che ora serve il classico “sausages and mash” (S&M Cafè, 4-8 Essex Road, N1 8LN) e Lock, Stock & Two Smoking Barrels di Guy Ritchie, dove Sting è il proprietario del bar-ristorante Vic Naylor a Clerkwell.
Con l’arrivo della bella stagione e del caldo, nulla è meglio di un buon Pimms freddo e preparato a dovere.
Il Pimms, per quanti di voi non lo sapessero, è una bevanda alcolica a base di erbe.
Il Pimms originale, il Cup.1 a base di gin, risale al 1840, quando James Pimm lo inventò miscelando per l’appunto gin ed una mistura di erbe.
Dal colore rosso intenso, che ricorda vagamente il “nostro” Campari, il Pimms è secondo, per popolarità, solo al thè nell’ Olimpo delle bevande anglosassoni.
Bevuto soprattutto nel Sud dell’Inghilterra, negli anni ha visto nascere numerose varianti e metodi di preparazione: il Cup.2 dove viene usato lo Scotch, il Cup.3 con il brandy, mentre nel Cup.4 viene usato il rum.
Ecco allora una lista di luoghi dove bere un buon Pimms in giro per Londra, immersi nel verde.
Island Restaurant & Bar (Lancaster Terrace, W2 2TY), vicino ad Hyde Park che offre un delizioso Pimms con menta fresca e fragole.
Il Serpentine Bar & Kitchen , Serpentine Road, Hyde Park, W2 2UH) sempre ad Hyde Park, dove degustare la tradizionale bevanda sotto gli alberi, contemplando i cigni, il Garden Cafè Inner Circle (The Regent’s Park, NW1 4NU), dove potete fare una pausa, magari prima di assistere all’Open Air Theatre ed infine il Top O’ The Morning (129 Cadogan Terrace, E9 5HP), per una versione “budget” in zona Bow.
Siete amanti della musica classica, ma non avete molti soldi per permettervi una serata a teatro?
Apprezzate la musica classica, ma non spendereste mai cifre astronomiche per andare a vedere un concerto?
La Royal Academy of Music (Marylebone Road, NW1 5HT) potrebbe essere quello che fa al caso vostro. Infatti ogni giorno l’Academy offre concerti gratuiti o a prezzi accettabili, ed ancora eventi e mostre.
Consultate il sito per controllare il calendario degli eventi (http://www.ram.ac.uk)
Fino a settembre è possibile, per esempio, assistere gratuitamente alla mostra “Revolutionary Violin”, aperta tutti i giorni e dove potrete vedere un modello rarissimo di Stradivari
Londra è piena di librerie, soprattutto appartenenti a grandi catene (WH Smith, Borders, Books etc and Waterstone’s), che inglobano in se anche coffee shops, punti ristoro o più semplicemente comode poltrone dove rilassarsi leggendo qualche pagina di un libro.
Librerie, che assomigliano più a dei centri commerciali e che offrono, quindi, al lettore-possibile-cliente un “esperienza totale”.
Tuttavia, per tutti i romantici e i nostalgici delle vecchi librerie, dove si andava a spulciare i libri sugli scaffali e dove si chiedevano consigli per nuove letture direttamente al gestore della libreria, ecco una lista dei migliori negozi di libri “alternativi” di Londra suddivisi per genere.
L’estate è alla porte (non si direbbe vedendo il tempo di questi ultimi giorni), molti voi staranno pianificando le loro vacanze, se quindi state per affrontare un viaggio, e volete documentarvi a dovere in merito alla località meta del vostro viaggio, fate un salto da Daunt Books (83-84 Marylebone High St, W1), bookshop specializzato in guide turistiche e travel books.
Foyles (113-119 Charing Cross Rd, WC2) è un “must” per quanti amano la letteratura indipendente e i giovani scrittori emergenti, mentre se siete degli appassionati di romanzi gialli e intrighi polizieschi, Murder One (76-78 Charing Cross Rd, WC2) è il posto che fa al caso vostro.
Per l’esoterismo e i libri di magia, provate London Review Bookshop (14 Bury Place, WC1), dove troverete un’ampia scelta, se invece dovete fare un regalo ad un bambino, o se semplicemente siete degli appassionati di libri per bambini e siete stufi del celeberrimo Harry Potter, mago occhialuto dalla bacchetta facile, da Tales on Moon Lane (25 Half Moon Lane, SE24) troverete di sicuro qualcosa di vostro gradimento.
Tante sono anche le librerie che offrono libri di “seconda mano”. Fisher & Sperr (46 Highgate High Street, N6 5JB), specializzato in storia, filosofia e letteratura, e poi ancora Oxfam Bookshop (91 Marylebone High Street, W1U 4RB), dove troverete libri di ogni tipo ed infine Biblion (1-7 Davies Mews, W1K 5AB), che offre un’ampia scelta di libri nuovi ed usati, anche vecchie raccolte di giornali e magazines.
Non mi resta che augurarvi una buona lettura.
Dalle 19.00 di oggi martedì 9 fino alla serata di giovedì 11 è stato indetto uno sciopero pressoché generale da parte del RMT Union, il sindacato che difende gli interessi degli addetti ai lavori della metro di Londra.
Il servizio riprenderà a funzionare regolarmente solo a partire dalla mattinata di venerdì.
Tuttavia, secondo quanto riportato dal sito ufficiale dei trasporti di Londra, alcune linee potrebbero garantire ugualmente il servizio, anche se a regime ridotto e con alcuni ritardi.
Prima di recarvi a lavoro o di effettuare qualsiasi spostamento è quindi altamente consigliato controllare il sito http://www.tfl.gov.uk in maniera tale da pianificare il vostro viaggio, senza spiacevoli inconvenienti.
Londra è città che davvero “trasuda” musica in ogni suo angolo. Negli anni ’60 era soprannominata “Swinging London”, patria del “beat”, ed era considerata il cuore pulsante del music biz mondiale e della moda in generale; sul finire degli anni ’70 ha visto nascere il punk, negli anni ’80 è stata testimone del fenomeno della new wave e del post-punk, mentre nei ’90 c’è stato poi il filone brit pop di cui ancora oggi si sente forte l’influenza.
Insomma da sempre a Londra la musica l’ha fatta da padrona.
Quale migliore idea allora che ripercorrere un ideale percorso nei luoghi di Londra che hanno fatto la storia musicale della capitale inglese.
Si potrebbe partire dal King & Queen pub (1 Foley Street, W1W 6DL), dove Bob Dylan fece il suo debutto in terra britannica nel lontano dicembre 1962. Vicino a Tottenham Court Road, proprio dove ora si trova il cinema Odeon, sorgeva uno dei locali mitici della “Swinging London” sopracitata, ovvero l’UFO, dove si tenevano gli avanguardistici “light shows” psichedelici dei primi Pink Floyd di Syd Barrett e dei Soft Machine di Robert Wyatt. A Soho, in Greek Street, in un basamento al numero 49, sorgeva in passato il Les Cousin, locale che ha ospitato nomi illustri della scena folk-blues mondiale, come Cat Stevens, Bert Jansh, John Martyn, Davey Graham e Paul Simon.
Il Ronie Scott (47 Frith Street, W1D 4HT), oltre ad essere tutt’oggi uno dei locali jazz più famosi d’Europa, vide l’ultima performance del grande Jimi Hendrix. Al 90 di Wardour Street, là dove ora c’è un bar cubano, sorgeva il mitico Marquee, dove, nei 60s, Rolling Stones, Kinks e Small Faces erano di casa, mentre proprio dietro l’angolo, al 17 di Anne’s Court, c’è il legendario Trident Studios, dove sono stati registrati i grandi successi del glam degli anni ’70 (Bowie, Reed e Bolan).
E per finire due strade entrate nella storia della musica: Abbey Road, con i Fab Four che attraversano sulle strisce pedonali (ricordate il maggiolone targato 666 e un McCarthney scalzo che molti dicevano essere indizio della sua prematura scomparsa) e Heddon Street, immortalata nell’indimenticabile cover si “Ziggy Stardust and the Spiders From Mars” del grande David Bowie.
Richard Long è uno dei massimi esponenti della cosiddetta “Land Art”(nata negli Stati Uniti nel corso degli anni ’70), ovvero esperienza creativa nell’ambito dell’arte concettuale che prevede un’azione diretta sui paesaggi naturali (landscapes) modificandone l’aspetto, tramite interventi temporanei oppure facendo uso di materiali naturali.
La relazione tra arte e landscapes, tra arte e natura, è quindi al centro del lavoro di Richard Long.
Una retrospettiva sul visionario artista britannico viene ospitata in questi giorni, e fino al 9 settembre, al Tate Modern (www.tate.org.uk).
La mostra, intitolata “Heaven and Earth”, ripercorre 40 anni di lavori e viaggi ed esamina le maggiori opere di Long, da sempre incentrate sul rapporto tra il tempo, la distanza, la misura ed il movimento.
L’esibizione ospita 80 opere, tra cui sculture, artefatti in fango, fotografie e appunti di viaggio che l’artista ha preso lungo le suoe innumerevoli peregrinazioni.
A Londra ci sono moltissimi negozi di abbigliamento ed oggettistica “vintage”.
Giacche, camicie, pantaloni, vestiti, stivali e borse di seconda mano, a volte a prezzi modici, a volte un po’ meno, che dimostrano come le mode siano “cicliche” e come in fondo ci siano capi di vestiario che travalichino il tempo e le varie stagioni della moda.
Il Beyond Retro (112 Cheshire St, E2, www.beyondretro.com) è una sorta di istituzione tra studenti, stilisti e musicisti; tra i più di 10.000 pezzi si possono trovare vecchie giacche di pelle, stivali da cowboy e jeans. Un altro “must” per i cultori del vintage è il Rokit a Covent Garden (42 Shelton Street, London WC2H 9HZ), qui troverete di tutto, vecchie t-shirt americane, giubbini di jeans, vecchi cappelli da baseball, camicie e vestiti di marchi famosi del passato, tutto è accuratamente catalogato e diviso in sezioni uomo-donna. Da Marcos and Trump (146 Columbia Rd, E2) trovate una selezione che spazia da vestiti nuovi a pezzi vintage ed è impossibile trovare qualcosa che faccia al caso vostro, mentre se cercate capi di abbigliamento un po’ più ricercati, e soprattutto da donna, il Rellik (8 Golborne Rd, W10, www.relliklondon.co.uk), il Vintage Hart (96 Church Rd, SE19, www.vintagehart.co.uk) ed l’ Old Hat Vintage (66 Fulham High St, SW6), offrono una varietà molto ampia di capi dei maggiori stilisti mondiali, tra cui Vivienne Westwood, Pierre Cardin, Yves Saint Laurent, Christian Dior, ma anche marchi classici inglesi come Burberry and Dunhill.
Queste sono solo alcune segnalazioni, il mio consiglio è comunque di tenere gli occhi sempre ben aperti quando camminate per le vie di Londra (specie se siete a Covent Garden o a Soho)…ci potrebbe essere un negozio vintage dovunque, Londra è davvero la capitale del vintage.
Londra è, insieme a New York, la capitale più multiculturale al mondo.
Londra è la città del “melting pot”: camminando per le vie di Londra si possono vedere persone di ogni razza e ascoltare sempre lingue diverse.
Chiaramente un segno della multiculturalità di Londra sono anche le migliaia di ristoranti, piccoli caffè e locali etnici sparsi in ogni angolo della capitale britannica.
Ecco una piccola guida per chi vuole provare cibi diversi ed esotici, senza però spendere troppo.
Moltissimi sono, ovviamente, i ristoranti indiani a Londra dove si può mangiare a prezzi ragionevoli, tuttavia tra i più famosi ci sono il Chaat (36 Redchurch St, Shoreditch, E2 7DP), dove degustare deliziosi currys, il Masala Zone (25 Parkway, Camden, NW1 7PG) ristorante molto trendy a Camden, il Sakonis (129 Ealing Road, Wembley, HA0 4BP), il Tayyabs (83 Fieldgate Street, Whitechapel, E1 1JU), ristorante pakistano dalle porzioni abbondanti e veramente molto economico e il Sagar (31 Catherine Street, Covent Garden, WC2B 5JS), ristorante rigorosamente vegetariano.
Per la cucina messicana c’è il famosissimo Benito’s Hat (56 Goodge Street, Fitzrovia, W1T 4NB), dove degustare i migliori burritos a Londra sorseggiando margaritas o Tortilla (13 Islington High St, N1 9LQ), piccolo snack bar che serve burritos (£4.50 medio, £5.50 grande), da accompagnare con tacos, insalate e una buona birra messicana.
Se volete approcciarvi alla cucina thailandese c’è invece l’Amaranth (346-348 Garratt Lane, Earlsfield, SW18 4ES), dove il rapporto prezzo-qualità val bene una visita, mentre per provare le specialità caraibiche non potete non andare chiaramente a Brixton, zona caraibica per eccellenza,e dove si trova il Negril (132 Brixton Hill, SW2 1RS), dove provare il jerk chicken o l’Ackee e saltfish, piatto nazionale jamaicano.
Infine se siete appassionati del sushi, provate Hi Sushi Salsa (Camden Wharf, 28 Jamestown Road, Camden, NW1 7BY) dove la domenica c’è il buffet per soli 15 pounds.